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SOCIETA'
L'impaziente inglese
2 febbraio 2009

Fabriano, la piccola città in cui vivo fino a quattro o cinque anni era qualcosa di cui vantarsi. Un forza economica impressionante, tutti i principali produttori al mondo di cappe aspiranti per cucine, multinazionali come la Indesit Company, una concentrazione enorme di indotto metalmeccanico, una cartiera importantissima specializzata in carta valori, carta da disegno e fotoriproduttore. In parallelo un potere politico vasto ed articolato: un deputato del Pd, un senatore del Pdl, il Presidente della Regione Marche, il Vicepresidente della provincia di Ancona. Un'isola felice, capace di mantenere una Cassa di Risparmio senza costringerla a fusioni bancarie. Uno spazio economico e sociale a prova di bomba. Fin quando la bomba è scoppiata con la crisi della Antonio Merloni, azienda da quasi un miliardo di euro di fatturato che in questi giorni sembra vicina al fallimento, trascinando nel fango centinaia di piccoli terzisti privi di tutele, di ammortizzatori sociali e di possibilità di ripresa. Oggi Fabriano scricchiola da tutte le parti e il comparto metalmeccanico vive una stagione di incombente declino. Tutto è fermo, l'economia locale ristagna, la gente si ripara nel welfare familiare, le aziende non assumono, ed un grande stato depressivo sembra aver quasi ammorbato l'aria. Quando si parla tra amici o con gente del giro della politica tutti sperano e sognano: aziende che arrivano da fuori ed investono, creano posti di lavoro, reimmettono in circolo un po' di liquidità e di energia. Immagino con quanta speranza potrebbe essere accolta la notizia di una grande multinazionale inglese che viene qui ad investire. E altrettanto facilmente posso immaginare con quanta rabbia verrebbe vissuta la notizia che arriva una multinazionale ma si porta dietro un bell'esercito di operai e tecnici d'oltre Manica. Non è razzismo, non è xenofobia, è soltanto difesa di uno spazio vissuto giorno dopo giorno, anno dopo anno. Qualcosa che senti tuo, a cui tieni, una speranza che ti viene naturale condividere con la tua gente. Per questo non mi ha scandalizzato la protesta degli operai inglesi che manifestano contro gli italiani che vanno lì a rimpiazzarli e a scalzarli. Non ci si può commuovere vedendo Full Monty o Billy Elliot e poi scandalizzarsi se quegli operai in carne ed ossa, senza lavoro, provano a rivendicare una prospettiva. E Sacconi che minaccia ritorsioni in sede comunitaria dimostra di non aver capito molto di ciò che la crisi sta producendo nel corpo e nella mente dei cittadini europei. Stiamo tutti recuperando un rapporto con il territorio, con le nostre terre, con le nostre radici, con la nostra identità, con quanto è stato spazzato via dal mercatismo di cui, in più occasioni, ha ben specificato i contenuti il ministro Tremonti. Sono concetti reazionari? Può darsi. Ma la sensazione è che se vogliamo riprendere ad andare di nuovo un po' avanti occorre ritornare anche un po' indietro. I miti del progresso e della crescita inarrestabile questa nuova circostanza non l'avevano messa in conto. Ma bisognerà iniziare a farci i conti




permalink | inviato da codadilupo il 2/2/2009 alle 22:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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