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In attesa di un'altra Eluana
11 febbraio 2009

Al principio fu la legge sulla fecondazione assistita a stabilire il perimetro dell'ossessione etica che sembra pervadere il dibattito pubblico nel nostro Paese. Quel provvedimento segnò uno spartiacque inesistente tra candidi sostenitori della vita e feroci manipolatori del gene. Anche in quel caso prevalse la frase ad effetto, lo slogan apocalittico. Si fece ricorso all'eugenetica nazista, alle selezioni razziali, alla condanna di maternità ridotte a scelte da consumare consultando cataloghi di buona salute e di garanzia estetica per i nascituri. Eppure si parlava soltanto del sacrosanto desiderio di avere figli ma era come se questa volontà di milioni di donne costituisse un crimine contro la convinvenza civile. Poi fu la volta di Piergiorgio Welby una mente volitiva e leggera - il fratello falco -  che rifiutava di sopravvivere incarcerata in un corpo trasformato in una prigione dalla malattia. Le volontà di Welby erano note, dichiarate. Quelle stesse volontà mancanti che oggi sembrano essere l'ultimo appiglio di chi vorrebbe ancora Eluana inchiodata ad un corpo e ad una mente inerti. Ma la volontà di Piergiorgio divenne scandalo, nichilismo, attentato alla legge naturale e a quella di Dio. Al punto che assistemmo alla vergogna di un Pinochet, distruttore di vite degli altri, munito dei conforti religiosi ed un Welby cui furono rifiutati per aver messo dignitosamente fine alla propria. E ancora una volta la società venne spaccata in due, anime belle e bestemmiatori, figli della luce e figli delle tenebre, devoti e senza dio. E poi venne Eluana. Un corpo abbandonato nel nulla, senza soggettività, conteso dal rifiorire di gente manichea, da una politica che piange per i valori e ride per gli appalti. Un corpo conteso, messo all'asta in un rigurgito di necroflia che avvilisce e disgusta. In attesa di qualche altro caso limite da impugnare come una clava in questa sciocca ed infinita guerra del bene contro il male. Avvenire ha iniziato a pubblicare i suoi numeri quotidiani con in testata un'immagine in filigrana di Eluana giovane e sorridente. Segno che il caso Englaro non è chiuso, che la morte non basta, che si andrà avanti a testa bassa sulla pelle di qualcuno che verrà usato come icona ideologica per parlare di vita e di morte come si parla di un crollo di borsa, di un lodo alfano o di un'isterica esclusa dalla casa del Grande Fratello




permalink | inviato da codadilupo il 11/2/2009 alle 14:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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