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politica interna
Un Re di Maggio a capo del PD
21 febbraio 2009

Franceschini si è insediato con la stessa solennità con cui il principe Umberto subentrò al Re Sciaboletta. Per necessità, non certo per virtù, per investitura o per mandato. E' un segretario di transizione, un Re di Maggio, un traghettatore di anime morte, un Caronte dimezzato: scelto per cooptazione, costretto a battere i pugni sul tavolo per allontanare l'ombra di una segreteria last minute e senza futuro. Il ferrarese ha lanciato moniti, ha rivendicato per sè poteri forti, ha paventato la nascita di un partito di militanti strutturato, gerarchizzato e ripulito dall'orda di riformisti che infestano enti locali, assessorati e municipalizzate. Ha parlato, insomma, come parlerebbe chi sapesse di avere dietro di sè un'investitura piena della base e non quella di un'assemblea di nani e ballerine. Franceschini scadrà invece come scadono i latticini. E il PD dovrà consumarlo ed archiviarlo preferibilmente entro il mese di ottobre del 2009, quando il congresso si incaricherà di eleggere il vero segretario. In realtà a Franceschini spetta un compito preciso: completare la trasformazione del PD nella DC, siglare l'intesa organica con l'UDC di Casini e ricostituire un grande centro capace di disarticolare il bipolarismo. Si tratta di un disegno complesso che per potersi realizzare ha bisogno di una condizione propedeutica: la tenuta del PD alle Europee oppure una sua sconfitta al netto di percentuali drammatiche. Per questo è fondamentale dare al PD un colpo di grazia a giugno. Votando per il centrodestra ma soprattutto per la Lega Nord, l'unico partito di massa rimasto in circolazione oltre che geneticamente immune dal virus del berlusconismo, rispetto al quale mantiene un profilo di collaborazione puramente strumentale.




permalink | inviato da codadilupo il 21/2/2009 alle 23:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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